Chiese

1 Centro Storico 7 San Sosio 13 Collenovo 19 Vallereale 25 Riosacco
2 Madonna del Piano 8 Selvotta 14 Camporosello 20 Montecrispi 26 Collecavallo
3 Fosso 9 Burbugliano 15 Limate di Sotto 21 Vallefratta
4 San Tamaro 10 Ranetto 16 Limate di Sopra 22 Collepece
5 Frasso 11 Flagellano 17 Farneta 23 Montenero
6 Pozzotello 12 Collevento 18 Scarpatosta 24 Cavatelle

Cenni storici sulla chiesa e sulla devozione alla Vergine SS.ma del Piano



Era l’anno 1100. Per le contrade d’Italia e di Europa si era spenta da poco l’eco paurosa della prossima fine del mondo, ed allo spirito di castigatezza e di penitenza era succeduto, specialmente fra alcuni ceti di cittadini, la sfrenata febbre del godimento. Invano, il Pontefice Pasquale II richiamava dalla cattedra di S. Pietro i popoli sul retto sentiero.

Purtroppo anche nelle nostre contrade l’idra della lussuria imperversava fra tutte le classi.

Esisteva anzi, a qualche giorno di cammino da questa nostra terra di Castro, e precisamente nella terra di Ausonia, un lago, dice la tradizione ( probabilmente un acquitrino) che la cecità diabolica di nascondere una colpa aveva trasformato in un novello taigeto. Ivi le inumane peccatrici, si macchiavano di uno dei più ripugnanti delitti; quello di soffocare nel limo il frutto delle loro colpe. E in questo luogo infame la Vergine SS volle portare la sua redenzione; in questo luogo maledetto la Madre di tutti volle dare un segno della diletta e materna predilezione.

Il 23 Aprile 1100 custodiva il suo gregge in quei pressi una fanciulla di nome Remingarda, pastorella deforme nel corpo, ma bella e candida nell’anima. Quando improvvisamente, come lucente stella che attraversa il cielo, lasciando dietro di sè una scia luminosa, la Vergine SS.ma le appare in aria assai mesta e sconsolata. La giovinetta abbagliata dall’eccessivo splendore e rapita dalla maestà della Regina del Cielo, cadde a terra priva dei sensi. L’Angusta Regina la toccò con una mano, e, chiamandola per nome, la ridestò. Poi si involò subito alla sua vista.

Remingarda, riavutasi, girò gli occhi intorno per godere della visione della bellissima signora; ma qual non fu il suo dolore quando non vide più nulla dell’apparizione. Non avrebbe quasi voluto credere ai suoi occhi; ma sembrandogli cattiva cosa dubitare di un fatto che pure era stato la causa della sua guarigione, si gettò in ginocchio e con nuovo fervore pregò la Vergine SS.ma che per tranquillizzarla si degnasse di riapparirle. La sua preghiera venne tosto esaudita. La Vergine ricomparve e “Remingarda, le disse, corri subito in patria: dì al popolo della tua terra che io sono qui venuta per patrocinare la loro causa presso il trono di Dio che è assai sdegnato per la loro vita traviata. Cessino essi dal più oltraggiare il figlio mio ed in prova del loro ravvenimento innalzino in questo sito, in onor mio, un tempio come lo troveranno disegnato e nel quale potranno esperimentare l’efficacia del mio patrocinio”.

La fanciulla, rassicurata che la sua parola sarebbe ascoltata, va a portare la lieta novella ai Sacerdoti che, attoniti, ascoltano il racconto dell’umile pastorella. Quello che più li convince però e li rassicura della verità è la guarigione della ragazza, la quale essi conoscevano storpia e deforme. Il giorno dopo, con grande solennità, il Vescovo ed i Sacerdoti accorrono sul luogo del miracolo e anche a loro la Vergine SS.ma si svela. Non più dubbio quindi, non più incertezza: il racconto della pastorella è una realtà ed è necessario di tradurre subito in atto la volontà della celeste Regina.

Intanto i cittadini di Castro dei Volsci recatisi come di consueto nella rustica Cappella del Piano, si avvidero con stupore e sorpresa della sparizione del simulacro della Madonna. Inconsapevoli si diedero a ricercarlo con affanno ovunque e perfino nei paesi vicini. Chi poteva aver rubato il loro bel simulacro? e dove poteva esser nascosto? Con questi interrogativi insolubili alcuni giunsero fin presso Ausonia. E furono essi i fortunati che ritrovarono nella Chiesa sorta da poco l’Immagine Benedetta.

Non si pensò più a ricercare l’autore del furto. La Sacra Immagine venne ripresa e con grande venerazione riportata processionalmente nella Cappellina del Piano. Forse pensarono che essa potesse ancora essere involata e forse decisero pure di guardarla di notte e custodirla….senonchè al mattino la sorpresa fu molto più grande: la Madonnina non sorrideva più nella sua nicchia; era di nuovo sparita.

Quella buona gente, quei nostri padri antichi tornarono allora presso l’acquitrino di Ausonia; e quale fu la loro meraviglia nel ritrovarla nella stessa Chiesa ed allo stesso posto di prima.

Stupefatti ma non avviliti, essi ripresero il Venerato peso e con processione solenne e canti s’incamminarono ancora verso Castro.

Dopo una giornata di cammino entrarono nel territorio castrese. Ma giunti ad un paio di chilometri circa dalla Cappella, e precisamente nel punto detto Colle Nuovo, dove ora sorge una nicchia ricordo, improvvisamente il cielo si coprì di nuvoloni ed una pioggia violenta temporalesca si scatenò. Quella buona gente si tolse i mantelli e coprì come meglio potè l’immagine benedetta. Ed ecco che la pioggia cessa, i portatori si avvicinarono per scoprirla e riprendere il cammino, ma ahimè! tolti i mantelli che l’avviluppavano, non fu più rinvenuto il simulacro della Madonna. Anzichè proseguire ripresero allora la via di Ausonia e lo ritrovarono al solito posto. Convinti allora della volontà divina non tentarono più di riportarlo a Castro.

Per tali avvenimenti soprannaturali gli abitanti di Castro e di Ausonia usarono chiamarsi, da allora in poi, fratelli, perchè veramente affratellati da comune predilezione celeste.

Anzi le due comunità di Castro e di Ausonia stabilirono che ogni anno il popolo castrese con alla testa le autorità tutte, con il Gonfalone del Comune di sarebbe recato in pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Piano in Ausonia, che ivi si sarebbero recati ad incontrarlo le autorità ed il popolo di Ausonia, con i loro vessilli e che a simbolo della loro fratellanza vi fosse nel luogo dell’incontro lo scambio delle insegne e dell’abbraccio fraterno.

Non si può passare sotto silenzio la maniera con la quale la Vergine SS.ma indicò il luogo preciso, le dimensioni e la forma dell’erigendo tempio.

Ella aveva ordinato a Remingarda tale erezione. Ma di quale forma e di quali dimensioni sarebbe stato accetto al suo cuore? Mentre si discuteva ecco avvenire un fatto singolarissimo: un esercito innumerevole ed incomponibile di formiche andò disponendosi in forma rettangolare intorno ad un vasto spazio. Inutilmente si tentò di iniziare, per ragioni di praticità forse, l’escavazione delle fondamenta altrove. Ciò che veniva fatto a sera si trovava disfatto al mattino seguente; cosicchè alla fine si dovette sospendere ogni lavoro e seguire il tracciato indicato dal volere divino.

Tutta questa è la storia secondo la tradizione.

Dopo la traslazione dell’immagine della Madonna da Castro in Ausonia, si pensò subito a portare al posto di quella una nuova immagine (si crede che sia la statua tuttora esistente) nella Chiesa di Madonna del Piano.

Immagine gentilmente concessa Pro Loco Castro dei Volsci

Fonte: Supplemento al Bollettino parr. liturgico, Agosto 1935

Per gentile concessione Adriano Solli

a chiesa di S. Francesco fu costruita intorno al 1955 ad opera degli abitanti locali della contrada Stazione Ferroviaria. La manovalanza per la costruzione è stata offerta dal cantiere scuola per muratori, mentre il materiale e l’arredo sono stati offerti dalle famiglie della contrada.

Essendo stata edificata su un terreno di proprietà di un frate Francescano, la chiesa è stata da qui consacrata al Santo d’Assisi.

Subì una ristrutturazione negli anni ’80.

Il Santo si festeggia la seconda domenica di Settembre.
 

La chiesa è stata costruita negli anni ’60.

Inizialmente il Santo veniva festeggiato il 19 marzo, poi a causa delle frequenti intemperie in quel periodo dell’anno si è deciso di commemorarlo il primo maggio.

La chiesa di S.Maria si trova all’interno della cinta muraria del paese. La via che la costeggia prende il nome di Via del Convento, a ricordarci che nei pressi esisteva il convento dei Frati Minori conventuali di regola francescana.

Le notizie sull’origine della chiesa sono frammentarie ed imprecise. Forse essa venne costruita tra il 1156 e il 1160.
    

Nel corso dei secoli fu soggetta a ripetute opere di consolidamento e ristrutturazione.

All’ interno,dietro l’altare maggiore, restano ancora visibili due piccoli affreschi rappresentanti l’uno la Vergine col Bambino e l’altro un Santo, martire, come attesta un’arma da taglio tenuta alta sulla spalla destra. Va notato che, sia la modesta altezza rispetto all’attuale piano della chiesa, sia la posizione spostata rispetto all’asse centrale dell’altare e della chiesa odierna di queste pitture, fanno supporre una notevole trasformazione della chiesa stessa. La Madonna, più grande del Santo effigiato alla sua destra, in un riquadro,doveva averne un altro alla sua sinistra, come in un trittico, ed Essa, titolare della chiesa, doveva costituire il centro.

Le pitture, certo coeve dell’antico campanile, presuppongono anche per questa chiesa origini ben più lontane nel tempo di quanto potrebbe apparire all’osservatore superficiale; un tabernacolo da parete in marmo, oggi adibito alla conservazione degli Olii Santi e due acquasantiere in pietra, scolpite a forma di giglio, sorrette da colonnine analoghe (una reca l’arma dei colonnesi) sono gli oggetti più antichi che vi si conservano. L’organo settecentesco, posto sulla cantoria e dono dell’abate don Giacinto Biondi, proviene dalla chiesa di S.Salome in Veroli. Sono presenti inoltre dei quadri ad olio rappresentanti: S.Giorgio, dono di N.Polidori (1865), di modesta fattura; la Vergine, su lastra di metallo; l’Addolorata e S.Antonio Abate, quest’ultimo a firma Troya.

L’altare di S.Giorgio ci risulta di giuspatronato della famiglia Colonna e dalle solite fonti apprendiamo l’esistenza di quello dedicato a S.Francesco al quale era unita una Societas Sacri Cinguli, volgarmente detta del Cordone,forse traslata dalla chiesa di S.Nicola, ma di essa e del culto per il Santo stesso in S.Maria non ci rimane più traccia, fin dal lontano 1600.

Le festività di S.Antonio di Padova, S.Giorgio e S.Antonio Abate (Santo protettore degli animali) stavano particolarmente a cuore alla popolazione, la quale le abbelliva con caratteristiche manifestazioni.

Degna di ricordo ci sembra una tradizione di fede legata ad una delle antiche campane di S.Maria. La campana, detta del maltempo, veniva suonata dal sacrestano ogni volta che si preparava una bufera. La leggenda popolare narra che, come per incanto, al suono della campana le nuvole apportatrici di tempesta, ed in particolare di grandine (la più temuta per le campagne), si diradavano e più di una volta sembravano arrestarsi ai limiti del nostro territorio a quel suono benedetto… non per nulla sulle campane si leggeva frequentemente impresso nel bronzo…fulmina frango (proteggo dai fulmini).
 

La chiesa di Santa Maria della Pace è stata costruita nel 1600 allo scopo di porre pace tra i duellanti che erano soliti scontrarsi in località Pozzotello, dove appunto si trova la chiesa.

Viene commemorata con una processione.

Nei pressi di S.Stefano, uscendo da quella che fu la porta di Castro dedicata a lui, comunemente conosciuta come la Porta di Ferro (recentemente abbattuta, come pure quella della Fontana e quella dell’Ulivo), si trova la chiesa di S.Nicola.
Essa è inventariata tra i possessi della Diocesi Verolana, nella Bolla del Pontefice Pasquale II, conservata sotto il numero 94/25 nell’archivio della Cattedrale di Veroli, datata 4 settembre 1108.
S.Nicola era considerato il custode delle porte delle città e questa chiesa è situata proprio all’uscita della Portella, che costituiva con la Porta di Ferro ed un’altra Portella a tergo della chiesa, il punto più  accessibile e più vulnerabile delle mura di cinta di Castro. Anche altri centri laziali hanno chiese dedicate a S.Nicola e, per gli stessi motivi, sempre ubicate fuori le mura.
La chiesa di S.Nicola è il principale monumento storico di Castro dei Volsci. Conserva tracce rilevanti di affreschi, alcuni contemporanei alla sua edificazione, quando più che una chiesa era un modesto oratorio.

Il nucleo originario della chiesa attuale fu costruito nella metà del VI sec. d.C. e dedicata al Santo protettore di Bari.
S.Nicola nacque a Patara, importante città della Licia (attuale Turchia). Visse durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiliano nel IV sec. d.C. e divenne vescovo di Mira, dove morì.
Secondo la tradizione, nel 1087, le sue spoglie furono trafugate e portate a Bari, di cui divenne il Santo Protettore.
Alcuni secoli dopo la sua costruzione, a ridosso della chiesa, fu edificato un modesto monastero dai monaci di San Benedetto da Norcia. Sappiamo da una Bolla Pontificia del 1226 che il Papa Onorio III affidò la chiesa e il monastero attiguo ai Frati Minori, i quali si preoccuparono di restaurarla e di ampliarla, così come oggi si conserva. Successivamente il vescovo Lombardi la concesse definitivamente ai monaci francescani, aventi però come coadiutore un sacerdote, nominato a tal proposito parroco di S.Nicola.
La chiesa, ben conservata e recentemente restaurata, è un esempio di architettura paleocristiana dell’Alto Medioevo. Un’architettura che, rimodellata da rifacimenti successivi, subì l’influenza dell’Arte Benedettina e poi Romanica.
Di notevole pregio storico e artistico sono le pitture murali dell’interno, attribuite alla scuola benedettina. Esse sono disposte sulle due pareti principali e riproducono il Ciclo della Creazione e della Cacciata dal Paradiso Terrestre.

Nella biografia di S.Francesco, scritta da S.Bonaventura da Bagnorea, si racconta di un miracolo compiuto dal Poverello d’Assisi durante una visita alla chiesa di S.Nicola a Castro nella primavera del 1222.

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8 April 2020

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Nella Bolla di Onorio II, datata 28 Novembre 1125 dal Laterano, si elencano le chiese di Castro e per la prima volta si fa menzione della chiesa di S.Oliva. Presumibilmente si trovava già nel posto attuale: contigua alla Rocca, forse costruita proprio dove era stata quella di S.Pietro, nel perimetro dellemura castellane, come fa fede una “portella”, affiorata dopo gli sbancamenti effettuati per la nuova via di accesso alla parte più alta del paese, quasi sotto l’abside della chiesa medesima. Non è da escludere che anche la abbia subito distruzioni.

L’altare maggiore fu consacrato nell’anno 1537 dall’allora vescovo di Veroli, poi cardinale, Ennio Filonardi.

Decorosa nella sua veste interna, non priva di solennità e di qualche ricchezza di marmi, merita anche per le sue cappelle laterali e le pitture che la adornano una breve ricognizione descrittiva.

L’esterno non presenta nulla di interessante se non il campanile che purtroppo è stato alterato dall’intonaco che ne ha ricoperto l’antica struttura. L’arco o sottopassaggio, che il campanile sovrasta, conserva tracce evidenti della vecchia costruzione ed una piccola finestra in tufo ad arco acuto ce ne attesta l’antichissima origine.

Di notevole pregio estetico si presenta il portale in bronzo, donato dall’arciprete Don Mario Avallone alla chiesa di S.Oliva “A ricordo del 45° anno della sua ordinazione sacerdotale e della sua venuta a Castro dei Volsci. 1945-1990.”

Entrando dal portone principale troviamo, a destra, il Battistero e una grande nicchia con la statua della Santa titolare.

Il più antico simulacro in legno è stato sostituito nel 1912 con l’attuale statua, di buona fattura, che spicca nel trono di metallo dorato con il quale viene portata in processione il giorno della sua festa (3 giugno). La cappella di destra è dedicata alla natività. Segue l’altare dedicato a S. Lorenzo martire.

A sinistra, entrando, un’altra nicchia, analoga a quella di destra, racchiude la Madonna Addolorata, opera lignea alto-atesina, di recente

acquisto. Più in basso, in apposito riparto, il Gesù Deposto. Seguono la cappella della Crocifissione, quadro del pittore Odoardo Righi da Ceprano e quella della Madonna delle Grazie con antica tela raffigurante la Vergine col Bambino. Chiude la navata di sinistra la Cappella del Rosario con ricco altare di marmo e quadro riproducente la Vergine di Pompei.

L’altare maggiore contiene, a vista dietro un vetro protettivo, lo scheletro rivestito in cera plasmata di S.Giustino.

A sinistra dell’altare, all’interno di un armadio murale con le ante in vetro, sono custodite la reliquia della protettrice di Castro e le reliquie dei più conosciuti santi della cristianità. L’elenco di tutti questi sacri resti è conservato nella sacrestia della chiesa.

La devozione dei castresi nella loro Patrona risale al più antico Medioevo.

La festa di S.Oliva si celebra, ai giorni nostri, il 3 giugno. Anticamente essa veniva venerata il 15 gennaio (festa “de Santa Gliva Vecchia”).

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8 April 2020

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Della chiesa di San Rocco si ha la prima notizia nella relazione della sacra visita del vescovo Lombardi nell’anno 1658, dove si legge anche che ad essa provvede la comunità del luogo. Fu quasi sicuramente costruita per voto di popolo in occasione della peste del 1656 che devastò le contrade di Castro dei Volsci.

Per tradizione, la scelta del sacerdote che doveva celebrare le numerose messe spettava ad una certa “Lucretia Cecia Magnatordi” in forza di un legato di scudi venti, che in data 14 novembre 1672 tale signora aveva fatto a beneficio della chiesa di S.Rocco, come risulta dalle sacre visite del vescovo De Zaulis avvenute nello scorcio di quegli anni.

I redditi di questa chiesa, pochi in verità, consentivano insieme ad altre modeste entrate, di tenere in vita un Hospitale seu Hospitium intitolato appunto a S.Rocco, che fu il nucleo da cui originò successivamente l’Ospedale di Castro.

La devozione a S.Rocco è ancora viva nel popolo castrese che lo festeggia il 16 agosto, mentre la sua statua viene portata in processione il 15 agosto con quella dell’Assunta e, quando le confraternite erano efficienti, con quella di S.Giustino martire, le cui reliquie si conservano nel suo corpo plasmato in cera sotto l’altare maggiore della chiesa di S.Oliva.

Questa chiesa, come ampiamente dimostrato dalle foto, è oggi in stato di completo abbandono.

Sul finire dell’800 fu costruita, in onore di S.Sosio, una semplice cappella, diventata poi Santuario quando dalla Campania il culto del Santo si diffonde nel Lazio Meridionale.

All’interno della chiesa sono conservati numerosi ex-voto (doni portati al Santo per la grazia ricevuta o per riceverla), in massima parte di provenienza anatomica.

Si festeggia il 23 Settembre.

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